
CP: Simone, che è successo a dicembre 2020?
SM: A dicembre continuavo a sentire dei dolori durante gli allenamenti in raduno, e dopo alcuni esami mi hanno diagnosticato una polmonite bilaterale che mi ha fatto immediatamente fermare. Sono in seguito risultato positivo al covid e, durante la quarantena, una gamba ha iniziato a gonfiarsi: trombosi venosa, sempre a causa del covid. Ho avuto due mesi di fermo assoluto e ancora oggi sono sotto anticoagulanti.
CP: Quindi lo stop è durato fino a febbraio?
SM: Si, i medici erano molto scettici sul recupero, che pareva impossibile in tempi brevi: con un lento avvio, durante i primi allenamenti la gamba si gonfiava, niente corsa, attenzione con la pesistica… le prime tirate al remoergometro erano sconfortanti, sembrava di aver perso anni di preparazione. E ritrovarsi in una condizione fisica completamente diversa da quella a cui sei abituato non è stato facile.
CP: Ma alla fine ti abbiamo visto in Coppa del Mondo qualche settimana fa: 15° a Lucerna e 14° a Sabaudia a soli tre mesi dalla ripresa degli allenamenti
SM: Sapevo che quest’anno sarebbe stato tutto all’inseguimento di qualcosa che pareva sfuggire, ma non volevo avere il rimpianto di non averci provato, ho lavorato ogni giorno in maniera costante per dare il massimo. Aver subìto la malattia non doveva assolutamente essere una giustificazione. Mi sono solo chiesto: cosa posso fare, come posso lavorare per arrivare nelle migliori condizioni possibili?
CP: C’è amarezza però nell’apprendere che a qualificarsi per le Olimpiadi è la barca, non l’atleta
SM: Chiaro che mi dispiace per Tokyo, è stato tutto molto debilitante ed è capitato in un momento delicatissimo, ma personalmente sono molto soddisfatto di essere riuscito a giocarmela fino in fondo. Onore al merito a Di Mauro che, come da pronostici dopo le prove di Coppa del Mondo, è risultato il più forte.
CP: Ti prenderai un periodo di pausa?
SM: Assolutamente no. Ci sono due appuntamenti a cui tengo molto: a metà agosto spero di partecipare alla Henley Royal Regatta in Inghilterra nella sfida tra singoli maschili, la Diamond Challenge Sculls che si tiene ogni anno dal 1844. E poi a settembre/ottobre si aprono le gare endurance di Coastal Rowing: il campionato italiano a Taranto, i mondiali in Portogallo e l’europeo a Donoratico. Il coastal è come un grosso “svago”: devi essere molto aperto agli imprevisti, a volte fai fatica a remare, pensa che mi è capitato anche di cadere durante i 6 km di gara e di risalire in barca, per arrivare poi quarto e riuscire qualificarmi al turno successivo. Non vedo l’ora, sono pronto a ripartire.
La Canottieri Padova ti ringrazia di vero cuore, Simone, per la tenacia, la costanza e la dedizione dimostrata per questo sport e nella vita. Ricordando che alle prossime Olimpiadi una barca azzurra, la più dura tra le specialità, gareggerà grazie a te, ti dedichiamo le parole che ci accolgono ogni giorno, all’ingresso della nostra sede:“Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone; Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo, Se saprai confrontarti con il Successo e la Sconfitta, E trattare allo stesso modo questi due impostori, allora sarai un Uomo” [Kipling, Se – Lettera al figlio]
